Gentiloni giura con i ministri del suo governo: è un Renzi bis senza Renzi

12 mesi ago by in Articoli

Gentiloni giura con i ministri del suo governo: è un Renzi bis senza Renzi
ROMA – Alle 20 nel salone delle feste del Quirinale il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha giurato davanti al Capo dello Stato Sergio Mattarella, insieme ai suoi ministri. Una crisi di governo risolta in tempi record quella inziata appena una settimana fa con le dimissioni di Matteo Renzi che lasciando palazzo Chigi consegna al suo successore la campanella che segna l’inizio del consiglio dei ministri del 64esimo governo della Repubblica Italiana. Un governo che ricalca quello dimissionario di Matteo Renzi. Le novità sono infatti solo cinque e vertono su un sostanziale ridimensionamento dell’esecutivo a sinistra, complice l’operazione di tener fuori i Verdiniani di Ala.

Ministro ai rapporti con il Parlamento: la senatrice Pd Anna Finocchiaro, già Ministro per le pari opportunità durante il Governo Prodi I e dal 2008 al 19 marzo 2013 capogruppo al Senato della Repubblica del Partito Democratico, prende la delega che fu du Maria Elena Boschi.

Maria Elena Boschi, in quanto madrina della legge costituzionale bocciata, perde la delega strategica delle Riforme, cancellata perché il governo fa un passo indietro sulla legge elettorale, ma resta a Palazzo Chigi come sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti e con un ruolo di coordinamento.

Ministro per la Coesione Territoriale e Mezzogiorno: Claudio De Vincenti delega che già ricopriva come sottosegretario.

Ministro dello Sport: Luca Lotti, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, l’uomo in assoluto più vicino a Renzi, resterà a Palazzo Chigi anche col governo Gentiloni: è lui infatti il nuovo ministro allo Sport, delega che era in sede al mibact di Franceschini.

Ministro della Scuola: al posto della contestatissima Stefania Giannini, protagonista della riforma della Buona Scuola non di certo ben accolta dal corpo docenti incarico alla senatrice di Sinistra Italiana Valeria Fedeli. 

Ministero dell’Interno: sulla poltrona del Viminale siede Marco Minniti, ex sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio (Governo D’Alema I e II), sottosegretario al ministero della Difesa (Governo Amato II) e vice ministro dell’Interno (Governo Prodi II), sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega ai servizi segreti nel Governo Letta dal 17 maggio 2013 al 22 febbraio 2014 e nel Governo Renzi dal 28 febbraio 2014.

Ministro degli Esteri: Angelino Alfano, già ministro degli Interni con Renzi e già ministro della Giustizia con Berlusconi, la complicata gestione del capitolo immigrazione avrebbe causato attriti politici. Uscito dal Viminale, si aprirà per lui la stanza del ministero della Farnesina.

Ministero dell’Economia: prevalere sarà la continuità a via XX settembre con Pier Carlo Padoan, ex Ocse e Fmi. Primo nodo la partita del Monte Paschi di Siena. Enrico Zanetti (in quota Ala), oggi vice di Padoan, spinto da Verdini perché possa diventare numero uno (anche se è più probabile un sottosegretariato).

Ministro della Giustizia: al dicastero di Largo Arenula riconfermato Andrea Orlando, alle prese tra l’altro con la riforma del processo penale. Già ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare nel governo Letta dall’aprile 2013 al febbraio 2014, dal 2006 è membro della Camera dei deputati dove è componente della commissione bilancio della Camera e della commissione parlamentare antimafia.

Ministero dei Beni Culturali: per giorni quello di Dario Franceschini è stato il nome tra i più evocati come possibile futuro premier al posto di Renzi. All’interno del Pd era sembrato potesse farcela, nel complicato intreccio di alleanze e accordi. Ma Franceschini, ex sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri nei governi D’Alema II, Amato II, mentre dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014 è stato ministro per i Rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell’attività di governo nel governo Letta.

Ministro della Difesa: la guida resta nelle mani di Roberta Pinotti segretaria del gruppo Pd al Senato. Il 2 maggio 2013 viene nominata sottosegretario di Stato al ministero della Difesa sotto il ministro Mario Mauro nel Governo Letta.

Ministro di Trasporti e Infrastrutture: Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia dal 2004 al 2013 e ministro per gli Affari regionali e le autonomie nel governo Letta, continuerà a gestire il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.

Ministro per lo Sviluppo Economico: Carlo Calenda resta a capo del dicastero lasciato libero dopo le dimissioni di Federica Guidi dell’aprile 2016.

Ministero del Lavoro: Giuliano Poletti, contestato per la legge che ha introdotto il cosiddetto Job acts, resta al dicastero nonostante un primo diniego

Ministro della Salute: confermato il posto a Beatrice Lorenzin molto criticata per il Fertility day, il cui scopo sarebbe dovuto essere quello d’informare le donne sui problemi della fertilità

Ministro della Semplificazione e Pubblica Amministrazione:  resta anche Marianna Madia in uno dei ministeri dei cardini del governo Renzi: la sua riforma della pubblica amministrazione che avrebbe dovuto snellire e rendere più efficiente il sistema è stata bocciata dalla Consulta aprendo a una fase piuttosto confusa dal punto di vista giuridico e politico. 

Ministro alle politiche agricole: Maurizio Martina rimanere al vertice del ministero delle Politiche agricole. È stato tra le poche figure che, a caldo, durante i giorni delle consultazioni al Quirinale, si è recato a Palazzo Chigi per valutare con Renzi il da farsi.

Ministro per l’ambiente: Ermete Realacci, figura storica dell’ambientalismo italiano e parlamentare dal 2001 oggi presidente della Commissione ambiente a Montecitorio, sostutuisce Gian Luca Galletti (Udc).

Ministro agli affari regionali: resta ad Enrico Costa, figlio di Raffaele, ex ministro, avvocato e ora politico in quota Ncd. Enrico Zanetti è un politico, commercialista e revisore legale italiano. È viceministro al ministero dell’economia e delle finanze e segretario di Scelta Civica.

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Era appena il 4 dicembre 2016 quando una larga maggioranza di no ha bocciato la riforma costituzionale, fulcro del mandato ricevuto mille giorni fa dall’ex presidente Napolitano. Ora il Senato torna al centro della scena e il Pd sconta la rottura con Verdini.

Il gruppo di Denis Verdini, salito al Quirinale per le consultazioni con il viceministro all’economia Enrico Zanetti, puo’ contare, se non ci sono assenze dell’ultima ora, su 18 senatori. Il leader di Ala avrebbe insistito con Gentiloni sull’ingresso di Romano nell’esecutivo e anche l’offerta del premier di spostare Zanetti all’Agricoltura con in piu’ un numero consistente di sottosegretari (dai 5 a 7) ma l’operazione non è andata a buon fine.

Nasce così un esecutivo piu’ ‘bilanciato’ a sinistra: entrano Fedeli e Finocchiaro e l’operazione di tener fuori Ala serve a compattare il fronte di sinistra nel Pd. L’obiettivo di Renzi resta il voto a giugno e su questo orizzonte c’è un’intesa con Gentiloni.

Sono 113 i senatori del Pd, incluso il presidente Pietro Grasso che, per prassi, non partecipa al voto di fiducia. Diciannove i senatori del gruppo Autonomie in cui siedono i senatori a vita, non sempre presenti nelle votazioni. Il più assiduo Giorgio Napolitano, presente anche all’ultimo voto di fiducia sulla legge di Bilancio. 

Area Popolare conta 28 senatori dopo che l’Udc si è sfilata: qualcuno potrebbe sfilarsi. Intanto i gruppi Ap di Senato e Camera, probabilmente con Angelino Alfano, dovrebbero riunirsi domani intorno all’ora di pranzo.

Dei ventotto senatori del gruppo Misto ad oggi sono stati, a giro, non più di 8 i senatori che hanno votato la fiducia. Nel Misto siedono anche le tre senatrici del Gruppo Fare che, si apprende, ancora non hanno sciolto le loro riserve.

In Gal sono 14 i senatori, ma fra questi solitamente hanno hanno votato finora la fiducia al Governo in non piu’ di tre. Mercoledi’, se si votera’ la fiducia, potrebbero essere al massimo 5 a dire si’ al Governo. Non la votera’ il presidente di Popolari per l’Italia e non la voteranno i senatori del Movimento Idea fondato da Gaetano Quagliariello. Sono due e a breve dovrebbero traslocare nel gruppo dei Conservatori e riformisti che attualmente è all’opposizione ed è costituito da dieci componenti che, a giorni, potrebbero diventare, si apprende a Palazzo Madama, 14, con altre 2 new entry ancora ‘coperte’, oltre a Quagliariello e Giovanardi.

Gentiloni giura con i ministri del suo governo: è un Renzi bis senza Renzi

 

(Fonte Today.it)

Author:

CarloVittorio Giovannelli, giornalista esperto di comunicazione media, autore e preside della facoltà di scienze della comunicazione laurea in Media e Giornalismo presso IPUS.